Focus

L’Italia alla 43esima Fiera del Libro di Buenos Aires

È in atto un nuovo riavvicinamento culturale?

Renata Adriana Bruschi è laureata in lettere moderne e ha insegnato nei licei in Italia e all’estero. Partecipa in Argentina all’organizzazione del convegno ADILLI (Associazione di docenti di lingua e letteratura italiana)....

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Siamo di fronte ad un nuovo riavvicinamento culturale tra l’Italia e l’Argentina? La risposta potrebbe parere scontata, a qualche mese dalla chiusura dell’anno dell’Italia in America Latina e a un anno dall’insediamento del nuovo governo argentino, che torna a guardare verso l’occidente, Italia compresa. La presenza del primo ministro italiano Renzi e quella del ministro Dario Franceschini a Buenos Aires nel 2016 hanno rafforzato i buoni propositi che vengono confermati nel 2017 dalla visita del presidente Sergio Mattarella, arrivato negli stessi giorni in cui a Buenos Aires si tiene il 43° Salone del Libro. A ben guardare, però, il fenomeno va oltre le dichiarazioni di intenti o la disponibilità ufficiale a rinnovare gli accordi di cooperazione. E non si può neppure ritenere che derivi esclusivamente dalle azioni di politica culturale italiana all’estero.

C’è dell’altro, c’è pure un rifiorire dell’interesse reciproco che si percepisce evidente tra alcuni esponenti attivi in entrambi gli ambienti culturali. Il fenomeno trova riscontro in seno agli atenei dei due paesi, viene replicato nelle tante occasioni di promozione della lettura e riceve un inatteso sigillo nelle amicizie ogni volta più abituali tra scrittori affermati o esordienti, dell’uno e dell’altro paese. Segno di una globalizzazione inarrestabile? Conseguenza naturale dei benefici tecnologici nel settore delle telecomunicazioni? Forse interviene qualche ulteriore fattore e una serie di conversazioni con Pantaleone Sergi, Paolo Piccirillo, Leopoldo Brizuela, Angela Pradelli, Giovanni Catelli, Gian Luca Campagna, Daniela Palumbo, Guillermo Piro e Dario Falconi aiutano a delineare un panorama ricco di sfumature e di incontri, come ben può confermare Maria Mazza, attiva direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Buenos Aires da cinque anni. La sua valutazione sulla presenza dell’autore di La Sposa Giovane in Fiera pone al centro un cambiamento in atto. “Una moltitudine di lettori argentini, più di mille nella sala José Hernández durante la giornata di sabato 6 maggio nel Salone Internazionale del Libro a Buenos Aires, ha seguito con grande attenzione il dialogo tra Alessandro Baricco e Alberto Manguel, a conferma il rinnovato interesse verso la narrativa italiana contemporanea.”

Pantaleone Sergi, voce nota agli italiani che leggevano su “Repubblica” le cronache dall’Argentina dagli anni ottanta in poi, non esita a trovare una spiegazione plausibile. “Sono le nuove generazioni di ricercatori che sentono curiosità per indagare sul fenomeno migratorio, alla ricerca di una storia spesso personale”. Il libro di Silvia Rosa, di Silvia Cecchi, i vari notissimi saggi di Federica Bertagna, le ogni volta più numerose tesi universitarie su questi argomenti – solo per citare alcuni esempi – confermano le sue parole. Nelle università italiane lo studio dei destini cui andarono incontro numerosi connazionali diventa oggetto di studio, si riprendono in mano vecchi libri o pubblicazioni periodiche delle emeroteche argentine e perfino si ritrova qualche dattiloscritto dimenticato negli archivi, mentre le pubblicazioni e i convegni dedicati ai migranti continuano a fiorire. Lo stesso Sergi ha riunito documenti utili a ricostruire la storia della stampa italiana in Argentina, affascinante terreno di studio che offre una svariata quantità di materiali da sfruttare in ricerche ulteriori.

Seduto al bar di una nota libreria portegna, Paolo Piccirillo racconta la sua scoperta degli scrittori argentini. Doverosa premessa: i partenopei e i portegnos si sentono spesso a casa loro nell’una e nell’altra città, lo stesso Maurizio de Giovanni, cui i lettori di Buenos Aires tributano un amore tra la devozione e il fanatismo, se ne accorse quando arrivò in questa città ospite di Ernesto Mallo e del suo BAN, Buenos Aires Negra. La conversazione con Piccirillo prende le mosse proprio dalla letteratura. Libros del Pasaje, libreria e tradizionale ritrovo nel cuore di Palermo, luogo che ai tempi di Borges era zona arrabalera, offre lo spunto per avviare la conversazione sulla letteratura argentina. Piccirillo enumera con scioltezza Borges, Arlt, Sabato e tra i contemporanei cita Leopoldo Brizuela, nuova voce narrativa argentina. Proprio Brizuela, dopo aver scoperto con piacere che il suo nome era citato in Dio si è fermato a Buenos Aires quando glielo comunicò il suo editore italiano Ponte alle Grazie, strinse amicizia con Piccirillo, a riprova della disponibilità a procedere nella direzione verso il riavvicinamento al ricco mondo culturale argentino. Per Brizuela, il cui lessico famigliare conserva espressioni italiane trasmesse da sua madre nell’infanzia, l’Italia è stata anche terra di esperienze letterarie. Invitato a Firenze, Brizuela ricorda i suoi giorni in Toscana nel 2014 e le frequentazioni con personalità attive negli ambienti riservati e discreti del Premio Von Rezzori, di cui era finalista.

E se per Piccirillo ci sono pure motivi personali a trascinarlo verso il sud, dove torna appena può per lavorare in tutta calma, in questo angolo di mondo distante, per Giovanni Catelli, poeta e narratore, conta la curiosità intellettuale e il desiderio di avvicinarsi ad un mondo che spesso paga il prezzo della mitizzazione di cui Borges lo ha rivestito. Il suo legame con gli scrittori argentini lo porta ad entrare nel vivo della movida locale. Invitato dal’Istituto Italiano di Cultura a Córdoba, strinse amicizia con il suo traduttore, Pablo Anadón durante quel suo primo viaggio in Sudamerica. Il tradizionale Festival delle Poesia, che si tiene a Buenos Aires in autunno, permise ad entrambi di presentare le loro recenti scritture, durante i reading pubblici, un momento atteso e condiviso con ospiti provenienti da ogni angolo del mondo. Anadón, che è anche saggista e professore universitario, ha pubblicato nel 1994 in Italia la sua prima opera Cuaderno florentino y otros poemas italianos.

Perché appunto l’ambito dei Festival offre naturalmente molte occasioni d’incontro. Non solo il FILBA di Buenos Aires, che sarebbe lieto di accogliere nuovamente scrittori italiani, ma anche altri Festival proposti in ogni angolo del paese. Da Córdoba a Ushuaia, da San Luis a Bariloche, passando per Rosario, Bahia Blanca ed altri centri ancora. Ne sa qualcosa Daniela Palumbo, arrivata in Argentina ad agosto del 2016 per la prima volta, alla sua seconda esperienza in un paese dell’America Latina, sponsorizzata dalla casa editrice Norma. L’invito a partecipare al Foro del Libro, organizzato da Mempo Giardinelli, l’ha incuriosita subito e si è sentita attirata da un luogo così remoto come il Chaco, di gaddiana memoria. Erano oltre duemila cinquecento gli iscritti che in una sala enorme parteciparono ad un’iniziativa non commerciale, il Foro de Fomento del libro y de la lectura, avviato venti anni fa e ripetuto ogni anno per celebrare il piacere della narrazione. Il carisma di Mempo è capace di trascinare le tante voci che oggi in Argentina si propongono di promuovere la lettura tra i ragazzini e tra gli adulti. Palumbo ha potuto infatti conoscere nuove narratrici e ricorda in particolare le conversazioni con Inés Garland che è già stata tradotta in Italia.

I Festival sono infatti un terreno propizio per incontrare personalità dagli interessi affini e stringere nuove amicizie, eppure ci sono anche altre occasioni. L’argentina Angela Pradelli oltre a ricevere qualche invito per partecipare a Festival letterari in Italia, ha beneficiato di contributi per scrittori, durante alcuni dei suoi recenti soggiorni in Italia. Risulta infatti tra le scrittrici selezionate nei programmi per artisti e scrittori, che permettono loro di accedere a risorse finanziare per completare le opere creative, tra cui quello della Bogliasco Foundation. Il suo ultimo titolo, El sol detrás del limonero, è la dimostrazione dei buoni risultati che si possono cogliere quando si riesce ad entrare in questo sistema. E’ rientrata a Buenos Aires con alcune nuove amiche, la traduttrice Chiara Tana e la scrittrice italo-tedesca Eva Taylor, da tempo residente in Italia e diventata autrice di romanzi in italiano.

A volte però si percorrono in prevalenza strade individuali. Il traduttore e scrittore Guillermo Piro ha perfezionato la sua conoscenza dell’italiano durante un lungo soggiorno a Roma, dove ha incontrato Juan Rodolfo Wilcock. E’ stato anche ricevuto da Antonio Tabucchi nella sua villa in Toscana ed ha trascorso un’intensa giornata di cui conserva il ricordo nitido di ogni momento. Rientrato in Argentina, si è trovato spesso a proporre qualche titolo italiano da tradurre, lasciandosi guidare dai suoi personali gusti letterari. Oggi, in qualità di direttore di Cultura, inserto settimanale del diffuso giornale “Perfil”, seleziona per i lettori argentini nomi, opere e iniziative culturali nazionali e internazionali da non perdere, mentre coltiva le sue amicizie con gli italiani Valerio Magrelli, di cui ha tradotto diverse raccolte di poesia, Emanno Cavazzoni e Alessandro Baricco.

Per Dario Falconi, sceneggiatore, regista teatrale e scrittore, oltre che docente in Argentina, esiste uno spazio e una domanda di fruizione culturale disattesa. “Posso far riferimento alla mia esperienza a La Plata, da quattro anni lavoro con ragazzi della scuola italiana. Noto che i ragazzi, una volta che concludono il percorso scolastico, non hanno più un centro di riferimento nel quale continuare a coltivare l’interesse per la cultura italiana. La Dante fa un lavoro straordinario, ma attira un pubblico adulto. Mancano proposte di corsi di teatro, di associazioni culturali con spazi anche per la cultura underground e vicina all’universo giovanile. In questo momento c’è una rifioritura del cinema italiano giovane e questo potrebbe essere un terreno di riavvicinamento.”

Forse il desiderio latente di occasioni letterarie più attuali trova maggiori opportunità negli ultimi tempi, come dimostra l’esperienza in Argentina di Gian Luca Campagna. La sua veloce visita durante l’autunno australe, pochi mesi fa, nata col proposito di incontrare alcuni testimoni chiave degli anni tragici in Argentina, è andata oltre le sue iniziali aspettative. In Menéndez Libros, libreria del centro città, ha potuto dialogare in italiano con il pubblico a proposito del suo ultimo romanzo Finisterrae, finalista al Salone del libro di Torino nel 2017 per la categoria Premio Giallo Indipendente. Durante la presentazione ha condiviso le sue riflessioni sulle caratteristiche del noir come genere, scoprendo le tante coincidenze mentre si confrontava con la scrittrice locale Flavia Pantanelli. I contatti con Claudia Piñeiro, Flavia Pantanelli e Fernando López, organizzatore di Córdobamata, sono stati momenti di interessanti per scambiare opinioni davanti a lettori forti che ben conoscono i capolavori di questa tipologia narrativa. L’invito ricevuto da Córdobamata per partecipare alla terza edizione di questo festival è una conferma del riavvicinamento in atto e al contempo dimostra che lo scrittore italiano oggi deve spesso compiere scelte autonome e coraggiose per potersi avvicinare ai lettori argentini desiderosi di conoscere le novità editoriali provenienti dal Bel Paese. Occorre trovare canali che si affianchino a quelli ufficiali degli Istituti Italiani di Cultura già assai occupati ad allestire una grande varietà di iniziative culturale disponendo di poche risorse in termini di personale.

Forse si tratta solo di un riavvicinamento diffuso in tanti altri ambiti, non necessariamente solo culturali, mentre i collegamenti avvengono in modo caotico attraverso tanti diversi centri di contatto e si intensificano gli spostamenti di dati e di persone. Resta il fatto che nel caso dell’Italia e dell’Argentina, la ripresa dei legami culturali può affondare le radici in un humus fertile costituito dalle intense relazioni che legano il giovane paese americano alla cultura italiana sin dalla sua costituzione quale nazione indipendente. Il dibattito sulla forma di governo da creare nella società nata in seguito alla colonizzazione spagnola si alimentò anche di testi scritti dai pensatori italiani di orientamento democratico-repubblicano. Ne furono accolti diversi, lungo tutto l’ottocento. Molti di loro furono attivi giornalisti, altri invece docenti universitari che arrivarono con i loro bauli zeppi di testi. Fu solo l’avvio di un fenomeno inarrestabile, pochi decenni dopo alcuni letterati, politici o filosofi continuarono a battere le rotte verso i mari del sud, alla ricerca di un pubblico attento. Il dialogo continuò a fluire intenso e vivace.

Anche la tradizionale Fiera del Libro di Buenos Aires, giunta alla sua 43° edizione, a cui partecipano Walter Veltroni, Alessandro Baricco e Gastone Cappelloni, detiene la sua fetta di merito in questo dialogo rinnovato. I binari su cui scorrono i momenti ufficiali delle delegazioni e le iniziative che procedono con spinte indipendenti, mosse da motivazioni culturali individuali, scorrono paralleli. C’è spazio per tutti.

18 maggio 2017

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