Interviste

Intervista a Lucetta Paschetta, presidente della cooperativa Trenta e lode

Dall'editoria indipendente alla grande distribuzione.

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Di Andrea Tarabbia

(Saronno, 1978), scrittore. Ha fatto un dottorato in teoria della letteratura all’Università di Bergamo, dove ha lavorato come ricercatore in Letterature comparate. Ha pubblicato, tra gli altri, Il demone a Beslan (Mondadori,...

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Trenta e lode si occupa di distribuzione libraria e ha ideato il progetto Pagine di…, che porta libri di editori indipendenti nei supermercati e negli ipermercati di molte regioni italiane, mettendo di fatto in comunicazione le piccole imprese editoriali con i grandi colossi della distribuzione. 

Ci racconta in cosa consiste e come è nato il progetto Pagine di…?
Il progetto Pagine di nasce quasi per caso: la nostra libreria gestiva diverse librerie universitarie in provincia di Cuneo; oltre alla saggistica universitaria, abbiamo sempre dato molto spazio agli editori del nostro territorio. Un ipermercato della zona (Conad Leclerc) ci interpellò e ci chiese di curare, nel loro punto vendita, un metro di scaffale con gli editori della zona. Il risultato fu sorprendente e la Regione Piemonte utilizzò la nostra esperienza per dar vita a un progetto pilota atto a creare mercati alternativi per gli editori piemontesi indipendenti. Il marchio Pagine di… divenne, quindi, identificativo dell’editoria di territorio nella Grande Distribuzione Organizzata e, nel giro di pochi anni, dal Piemonte ci siamo ampliati a quasi tutta l’Italia. Con la collaborazione di moltissimi editori indipendenti (piccoli e medio-piccoli) in ogni punto vendita della GDO, nello spazio dedicato a Pagin edi… (di volta in colta declinato in Pagine di Piemonte, Pagine di Lombardia, Pagine di Puglia…), raccontiamo il territorio stesso. L’idea è poi stata sviluppata e ampliata e, in questo momento, rappresentiamo l’anello di congiunzione tra il lavoro (quasi) artigianale e molto specializzato degli editori e il mondo standardizzato e generalista delle maggiori insegne della GDO. 

C’è un’apparente contraddizione nel vostro lavoro: voi sostenete la salvaguardia della bibliodiversità, e lo fate collaborando con la Grande distribuzione. Come si riesce a conciliare questi due mondi?
Non c’è contraddizione: lo spunto è stato preso dai prodotti locali a km 0 di cui la GDO fa grande uso e che sono il volano di sviluppo per molte microimprese o consorzi di piccole imprese alimentari e agricole. Se la promozione di un territorio avviene attraverso i suoi prodotti enogastronomici, perché non può avvenire attraverso i libri? La salvaguardia della bibliodiversità deve essere tutelata dalla possibilità di creare aziende editoriali efficaci ed efficienti che, per esserlo, devono trovare il mercato per crescere. I piccoli editori hanno un mercato locale fatto di lettori attenti; abbiamo messo insieme la domanda e l’offerta attraverso un canale che, avendo una politica dei grandi numeri, poteva dare risposte di fatturato importanti per una microimpresa.

Che tipologia di libri proponete? E come vengono esposti i libri nei supermercati?
Proponiamo libri di piccoli e medi editori indipendenti, spesso non distribuiti se non attraverso l’editore stesso, proprio per la loro caratteristica territoriale che mal si adatta a un mercato nazionale. Con la nostra idea innovativa di distribuzione riusciamo ad essere un unico interlocutore per la GDO a livello nazionale e, nello stesso tempo, a dare la connotazione territoriale del prodotto. Per gli editori è la sicurezza di avere un sistema distributivo sostenibile perché legato al loro mercato di riferimento. Il nostro valore aggiunto è proprio come e quali libri esponiamo: il cuore del nostro lavoro è l’attenzione al layout dei punti vendita, la scelta dei titoli adatti, la fascia prezzo, le caratteristiche grafiche ed editoriali dei libri. Per fare questo abbiamo creato delle nuove professioni che sono a mezzo tra la conoscenza dei cataloghi editoriali e il commerciale. Usiamo la comunicazione social e tradizionale per raccontare il nostro lavoro ai lettori che frequentano i punti vendita. Oltre a questo ci avvaliamo di un’azienda di merchandiser che ci supporta e di cui abbiamo formato il personale per le nostre specifiche richieste. 

Sul vostro sito si parla di «vendita online di libri territoriali». Con quali criteri selezionate le opere che proponete?
La selezione dei titoli sul sito si rifà agli stessi criteri di territorialità utilizzati per la creazione degli spazi Pagine di… all’interno di iper e super mercati. Nell’acquisto on line vi è la possibilità di ampliare l’offerta a dei titoli soprattutto per quanto riguarda il prezzo di copertina. Vi è una macro suddivisione per Regione e, per ogni Regione, una ulteriore suddivisione per argomento. In questo modo, chi cerca libri sul nostro sito, ha la possibilità di trovare tutti i libri di pertinenza di uno specifico territorio.

Ci può spiegare come può, un editore che non vi conosce, entrare a far parte del progetto? Ovvero: oltre a quello del territorio, esiste un criterio di qualità con cui selezionate gli editori?
Un editore che vuole entrare a far parte del nostro progetto ci può scrivere o telefonare e riceverà tutte le informazioni sul nostro lavoro. Notizie ulteriori si trovano sul nostro sito internet: www.paginedi.itwww.press.paginedi.it – Il criterio di territorialità è importante ed è il nostro punto di forza, quindi cerchiamo di avere editori che rispondano a questa caratteristica. Avendo però un mercato di riferimento molto variegato, e nei nostri progetti c’è un ampliamento dei settori, ci è molto utile che gli editori ci propongano i loro cataloghi. Lavoriamo in modo molto collaborativo con le case editrici e a volte da una semplice chiacchierata nascono idee nuove. Quindi, chi lo desidera, non esiti a interpellarci.

E il pubblico dei lettori? Come sta rispondendo a questa proposta?
I nostri lettori rispondono bene all’offerta che proponiamo: sono titoli che non sono sempre reperibili nei canali di vendita classici. Inoltre in alcune zone il supermercato è l’unico negozio dove si possono trovare libri. Il nostro scaffale nel supermercato o nell’ipermercato raggiunge un pubblico che, per mancanza di tempo o per cultura, frequenta poco le librerie. Sintetizzando in uno slogan possiamo dire che: portiamo i libri dove ci sono i lettori. Parlando poi in particolare dei luoghi vocati al turismo, in particolare ad un turismo slow, le risposte sono estremamente positive e le guide localistiche molto apprezzate.

1 febbraio 2017
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