Reading Reports
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Alessandra Sarchi
Violazione

Report by Emanuele Zinato

Emanuele Zinato (Venezia 1958) insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università di Padova. Ha pubblicato saggi e volumi su questioni di critica e teoria della letteratura e su numerosi scrittori del secondo...

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La storia
Alberto e Linda vogliono lasciare la città: lo spazio-tempo che hanno in mente è un altrove naturale da opporre al vissuto iperurbano caotico, artificiale. Ma lo spazio che Primo Draghi ha messo in vendita fuori Bologna, la tenuta I Cinque Pini, è un territorio dove, per l’iniziativa di un imprenditore che confida nella forza delle ruspe, la giurisdizione pubblica viene meno e vi è modo di verificare brutalmente ciò che sta dietro il paesaggio. La semplice compravendita di un immobile e il desiderio di una casa immersa nella natura mettono così in moto una serie di conflitti rivelatori: perché la casa che si vende non è quel che appare e chi compra ha una voglia malintesa nel comprare. Nel finale, leopardianamente, la Natura attende che il suo Islandese le “cada in gola da se medesimo” (come annuncia in esergo la citazione dalle Operette morali): la casa in vendita è costruita su una frana e ciò finirà per annientare sia il giovane Jon che se ne accorge sia Draghi, il suo assassino.

Il titolo
Il titolo è lapidario: induce a pensare a un atto estremo di oltraggio. Ma ai danni di chi? Il significato si prolunga e si completa nella perfetta titolazione delle tre parti del libro: Il mondo, La casa, La frana. Il lettore dunque apprende dal titolo e dall’indice che si tratta, a un tempo, di uno stupro planetario e locale, tellurico e famigliare. Di modo che “violare” significa anche adempiere a una vocazione rapace di appropriazione della natura che non riguarda solo i protagonisti e il nostro tempo ma la specie Homo sapiens in generale.

I personaggi
I personaggi sono ripartiti in tre famiglie. Primo Draghi è uno speculatore edile, vorace e istintivo, con un neo sensibile e percettivo come la sua capacità di far quattrini: signoreggia un mondo costituito dalla moglie Jessica e dalle due figlie, la seconda delle quali, Vanessa, è minorata. Alberto e Linda Doninelli sono una coppia di quarantenni con un passato di tramontate sensibilità politiche, solidali ed ecologiche. Il diciannovenne Jon è un migrante clandestino che lascia la Moldavia per raggiungere la madre che lavora come domestica in casa Draghi. Il vero oggetto di rappresentazione è tuttavia lo “sfondo”. La materia, organica e inorganica, con le “molecole di proteine” e il “liquido primordiale” (p. 7), costituisce infatti l’habitat in cui si risvegliano, prendono forma e operano i due antagonisti, Primo e Jon. Vanessa, la figlia di Primo, in quanto muta, di questo sfondo primordiale è la più eloquente emanazione: una lesione prenatale l’ha fissata in una “felicità edenica” (p. 120) “prodigiosamente oscena” (p. 119). Il suo opposto è la nonna contadina Berenice, dotata di un’ipercoscienza paranoica che condensa la brutalità del mondo contadino e premoderno.

La lingua e lo stile
La struttura e lo stile del libro sono piani e godibili. Il plot è sapiente, incentrato su simmetrie ritmate dalla stessa forma triadica del romanzo (Mondo, Casa, Frana). Oltre il plot, vi sono leggibili sequenze descrittivo/cogitative, ricche di lessico specifico (per lo più scientifico). I piani sequenza più larghi sono costruiti su binomi aggettivali inattesi, del tipo “l’occidente ricco e traumatizzato” (p. 51), “una notte opaca e nebulosa” (p. 271). Le enumerazioni tecnico-scientifiche, in apparenza neutrali, trascinano il lettore nel territorio dell’ironia: “monossido di carbonio, piombo, benzene, insomma tutta la varietà degli idrocarburi composti, che dànno quella patina giallognola all’aria”. Altrettanto potenti delle descrizioni sono i dialoghi, che implicano lo scontro drammatico fra visioni del mondo opposte, complicando il profilo dei personaggi e delle generazioni messe a confronto: quello, mancato, fra Primo e il vecchio padre Salvatore, quelli fra Primo e il ragazzo Jon o fra Genny e la madre Linda.

Secondo me
Uno dei sicuri meriti di Violazione consiste nella valorizzazione romanzesca del potenziale rivelatore dello spazio “violato”. Se la tendenza al “ritorno alla realtà” nelle prose degli anni Zero si è, forse troppo spesso, tradotta in nonfiction novel di denuncia, precludendo le strade dell’invenzione, Violazione, con una semplice storia di compravendita immobiliare che sembra riguardarci tutti, ripristina il piacere della narrazione senza rinunziare alla responsabilità della denuncia.

Il lettore, attraverso i generi del romanzo famigliare e sociale e le simmetrie binarie del plot, si trova a fare i conti infatti con la materialità estranea del mondo: tanto col paesaggio percepito che con la rappresentazione paesistica “seconda” delle televisioni, dai ritmi distesi dei vecchi Intervalli a quelli più pervasivi de L’Isola dei famosi (p. 204). E soprattutto con la propria cecità: con la falsa coscienza e con gli abbagli impotenti che ci fanno abdicare a ogni istante alla consapevolezza critica.

Perché tradurlo
Perché è un libro che, attraverso una narrazione ben costruita, rappresenta perfettamente la mutazione italiana: dalle migrazioni interne nell’epoca del “boom” economico (i genitori di Draghi sono migranti del Sud) alle più recenti cementificazioni e alle loro conseguenze psichiche e antropologiche. Si tratta insomma di un romanzo che racconta in un dettaglio territoriale (i calanchi bolognesi) tutto lo spazio italiano contemporaneo, come a suo tempo è accaduto per la riviera ligure in La speculazione edilizia di Calvino.

Hanno detto:
«Alessandra Sarchi, al suo esordio con Violazione, ci mostra di capitolo in capitolo le varie polarità che s’insediano nel racconto: cinismo e sentimentalità, disonestà e correttezza, aspirazione al bene e inclinazione al male. Le coppie che entrano via via in scena mettono in rilievo il dualismo di fondo del romanzo che a tratti vira verso il racconto d’ambiente – ricorda il Moravia borghese – e a tratti rivela una sottile vocazione giallistica à la Simenon. La Natura è la vera protagonista del racconto; la natura umana, da un lato, misteriosa realtà che sfugge a tutti, compreso l’io di chi la ospita, e dall’altro il mondo esterno: alberi, boschi, animali, attivo e passivo ad un tempo ».

Marco Belpoliti, L’Espresso

Nata a Reggio Emilia nel 1971, ha studiato storia e critica d’arte alla Scuola Normale di Pisa. Ha vissuto e lavorato in Francia e negli Stati Uniti. Vive a Bologna, dove è stata consulente presso il Museo Civico Medievale e la Fondazione Federico Zeri e dove traduce romanzi dall’inglese per Einaudi, Jaca Book e Skirà. Tra i suoi libri, oltre a Violazione, la raccolta di racconti Segni sottili e clandestini (Diabasis 2008) e il romanzo L’amore normale (Einaudi Stile Libero 2014). Con Violazione, finalista al premio Pozzale-Luigi Russo, al premio Benedetto Croce e al Dedalus-Pordenonelegge, ha ottenuto il premio Paolo Volponi opera prima.
24 novembre 2015

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