I pareri di lettura
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Claudia Durastanti
Cleopatra va in prigione

Parere di Morena Marsilio

Morena Marsilio, insegnante di Lettere in un Liceo Scientifico, è dottoranda in Italianistica presso l’Università di Padova con un progetto di ricerca incentrato sui temi e le forme della narrativa...

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La storia
È la storia di un inusuale triangolo amoroso. Caterina ama due uomini dal destino intrecciato e contrapposto: Aurelio, il giovane di borgata conosciuto da ragazzina e detenuto a Rebibbia per induzione alla prostituzione e spaccio di droga, e il poliziotto impegnato nell’indagine volta a contrastare dilaganti fenomeni malavitosi in una periferia romana sempre più esotica. Caterina va regolarmente in carcere a far visita ad Aurelio nonostante il giovane, in un accesso di gelosia, le abbia procurato una grave frattura all’anca quando si esibiva come spogliarellista nel locale; nel frattempo ad attenderla, a poca distanza dall’ingresso della prigione, c’è l’altro, l’amante senza nome, il poliziotto. Aurelio, che nella gestione prima di un videonoleggio e poi di un night club si è lasciato abbindolare dal più scaltro Mario, cerca di capire ossessivamente chi lo abbia incastrato e invita Caterina a chiedere qualche indizio al poliziotto. Lungo questo binario amoroso Durastanti ricostruisce la storia della giovane donna – dal sogno di diventare danzatrice classica all’arresto del padre, dalla stentata convivenza con la madre alla ricerca di una sua autonomia – e, al contempo, rappresenta una periferia in cui vivere è sempre più difficile ma dalla quale è impensabile andarsene.

Il titolo
Il titolo allude al personaggio storico con cui Caterina in parte si immedesima – porta infatti un caschetto di capelli neri – ma da cui vuole prendere le distanze. Come la regina d’Egitto, Caterina è innamorata di due uomini tra loro rivali, tuttavia non vuole farsi annientare dalla duplice relazione.

I personaggi
Caterina è il personaggio dominante del romanzo ed è caratterizzata da una serie di tratti fisici improntati alla sgradevolezza e allusivi di una vita non facile: le ossa storte dei piedi, rovinati dalla danza; le mani spellate dall’uso dei detergenti; «un’anca che frana al tatto». Tuttavia costruisce la positività della sua figura sulla determinazione e sulla tenacia: «detesto lamentarmi e questa è la forza che mi tiene insieme […] evito di addossare il mio dolore a qualcuno». Anche la franchezza e il pragmatismo sono sue qualità peculiari, per cui parla volentieri del sesso che fa con il poliziotto, ma si ritrae se c’è da dire qualcosa del suo mondo interiore. Aurelio e il poliziotto rappresentano i poli maschili della storia: entrambi cresciuti in periferia, ruotano attorno a Caterina. Per Aurelio, la ragazza è la compagna con cui è cresciuto: tutto ciò che hanno condiviso nel quartiere li ha resi «come i canarini domestici mandati in avanscoperta nelle miniere di carbone». Per il poliziotto, un giovane piuttosto solo e insoddisfatto, Caterina è la droga che rende «luminosi e vivi».

La lingua e lo stile
Il romanzo è raccontato alternando i capitoli in terza e quelli in prima persona e costruendo la storia in un andirivieni tra presente e passato. Il dettato del libro è asciutto e controllato: l’oggettività delle descrizioni spaziali, gli scambi dialogici improntati alla mimesi di un parlato mai grottesco rispetto alla marginalità dei personaggi, la resa laconica dei sentimenti e degli stati d’animo e, infine, la sobrietà figurale sono indici di una padronanza stilistica che rende con coerenza le scorticature fisiche ed emotive di personaggi marginali.

Secondo me
Il romanzo delinea, al contempo, il carattere della protagonista e della “sua” Roma, qui raffigurata nella periferia est della città. La metropoli «che non lascerà mai» è sconosciuta ai suoi stessi abitanti: ci sono persone invisibili che vivono nelle baracche lungo l’Aniene, vi proliferano locali sudamericani, cinesi, bengalesi che trasudano esotismo e malaffare, i palazzoni scrostati denunciano trascuratezza e la stazione Tiburtina è simile a un’astronave abbandonata. Roma, insomma, è una città che cade a pezzi ma che non crollerà mai: resiste dai tempi di Cleopatra. La capitale è, dunque, l’alter ego di Caterina: la giovane si muove, instancabile flâneuse, con la sua anca ammaccata; entra e esce da Rebibbia come se fosse di casa; accantonato il sogno di diventare ballerina, si ricicla in lavori poco gratificanti e precari. Nonostante le insicurezze, le paure, le disillusioni, conquista un’autonomia e una sua ruvida bellezza.

Perché tradurlo
All’esilità della trama corrisponde un nucleo narrativo forte e unificante: la rappresentazione non banalizzata della contemporanea marginalità. Questa spicca in tutti i personaggi senza che l’autrice ne svuoti la peculiare fisionomia in virtù del vittimismo: Caterina, la madre, Aurelio, il poliziotto stesso si tengono consapevolmente a galla in un mondo ostile con una dignità spiccia ma autentica. Anche la periferia della capitale è emblematica di una marginalità resa con autosufficienza: scompare l’ombra del modello borgataro, così come è assente la relazione oppositiva centro-periferia. L’area urbana qui rappresentata è un non luogo omologato e l’autrice restituisce una città molto cambiata negli anni: all’alone picaresco di una periferia casereccia, costellata di circhi e luna park come quella che connota l’adolescenza di Caterina, si sostituiscono le ombre inquietanti e feroci del pizzo, dei frequenti disordini urbani, dei vialoni costellati di Compro Oro, di sale scommesse e di night club.

Hanno detto
«In Cleopatra va in prigione Roma sembra aver cambiato latitudine, essere scivolata verso i tropici. Le bouganville proliferano sulle ringhiere, le case si riempiono di felci che tolgono ossigeno nel sonno e le finestre sono sigillate da zanzariere. […] il cielo e il sole restano gessosi e tutto appare sempre sul punto di sgretolarsi»
Longo, «L’Unità»

 

Claudia Durastanti è nata nel 1984 a Brooklyn dove ha trascorso parte dell’infanzia. Compiuti gli studi universitari a Roma, si è trasferita a Londra. Nel 2010 ha esordito con Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra cui è seguito nel 2013 A Chloe, per le ragioni sbagliate. Nel 2015 Cleopatra va in prigione è apparso in forma di racconto nell’antologia L’età delle febbre pubblicata da minimum fax. All’attività di scrittrice Durastanti unisce quella di traduttrice.
12 gennaio 2017
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