I pareri di lettura
81RJPxLDHZL

Elena Varvello
La vita felice

Parere di Marco Amerighi

Marco Amerighi è nato a Pisa nel 1982. Dopo aver ottenuto una laurea in Letteratura Spagnola e un Dottorato in Letterature Straniere Moderne, si è trasferito a Milano, dove attualmente...

Leggi tutto

Il libro
È l’estate del 1978 e in fondo a una cava di Ponte, una piccola comunità del nord Italia, viene rinvenuto il cadavere di un bambino scomparso. La popolazione dà la caccia al mostro; solo Ettore non partecipa alle ricerche. Da quando è stato licenziato dal cotonificio qualcosa dentro di lui si è rotto. E mentre Ettore passa le giornate in giro nei boschi con il suo furgone, torna a casa a notte fonda e blatera di un fantomatico complotto contro di lui, suo figlio Elia si rifugia nella nuova amicizia con Stefano Trabuio (coetaneo arrogante e sregolato) e nell’attrazione irrefrenabile per sua madre Anna (vecchia amica del padre). Una notte, però, Ettore nota una ragazza sul ciglio della strada, la affianca e le chiede se vuole un passaggio. La ragazza sale a bordo ma Ettore, invece di portarla a destinazione, svolta di colpo e scompare in mezzo al bosco.

I personaggi
All’inizio della storia Elia ha sedici anni. Va a scuola, ma non sembra interessato a quel mondo, anzi non sembra interessato a niente. Le manie di Ettore che lo sveglia a notte per portarlo fuori a guardare il buio, le sue sfuriate e le fughe nei boschi, lo hanno trasformato in un ragazzo cupo, gravato da un senso di abbandono con cui non sa fare i conti. Stefano, arrivato da poco a Ponte, è la miccia (irriverente, sincera e disastrata) che accende la polvere di rabbia di Elia: il suo desiderio di evasione da una famiglia disastrata. Attorno a questi uomini, Varvello colloca una costellazione di donne silenti, che brillano con ostinazione e coraggio: la moglie di Ettore (che invece di vivere la propria vita assiste quella squilibrata del marito); Anna Trabuio (che rivede in Elia l’Ettore di cui un tempo forse era innamorata) e, naturalmente, la vittima della follia di Ettore: la ragazza scomparsa.

La lingua e lo stile
Il romanzo ha una struttura da thriller: capitoletti brevi, ritmo serratissimo, lingua telegrafica e priva di orpelli. La voce narrante – un Elia trentenne – è sempre convincente e sottolinea il perfetto lavoro di mimesi di Varvello, che sceglie di starsene in disparte, sottotraccia, emergendo solo di tanto in alcune scene oniriche dalla grande potenza narrativa o nelle stoccate descrittive che ricordano la Alice Munro di In fuga e il Cormac McCarthy di Il buio fuori.

Secondo me
La vita felice non è il classico romanzo che ruota attorno a un missing case. Con la scelta di raccontare il rapimento in parallelo alla vera trama (come se fosse una storia nella storia), Varvello non lavora solo sulla dimensione thriller della storia ma apre una porta su una dimensione più intima, da cui il lettore può osservare la quotidianità dei suoi personaggi alle prese con le proprie fragilità e debolezze. A condire la pregevolezza dell’intreccio, ci sono tre o quattro trucchi narrativi (come la scelta di far immaginare al giovane Elia il rapimento della ragazza per mano del padre) che spiazzano, stupiscono e convincono il lettore, allontanando il romanzo dal solito libro di genere, e conferendogli l’autorevolezza e la letterarietà di un pregevolissimo noir d’autore.

Perché tradurlo
«La vita felice è stata la storia di mio padre. Mio padre era malato. Soffriva di bipolarismo. Era depresso e irrefrenabile. Era un fallito e un megalomane. Un uomo buono, intelligente e divertente e insieme minaccioso.» Nelle parole dell’autrice si legge il valore aggiunto del romanzo. Non la semplice matrice biografica, ma la necessità di raccontare una storia per colmare un vuoto, per scoprire qualcosa di più di noi stessi. È quello che fanno i personaggi. È quello che dovrebbero insegnarci a fare i bei romanzi.

Cosa hanno detto
«Un romanzo bellissimo e terribile. Una scrittura sorprendente».
Cristina Comencini

«Mi è tornata in mente L’isola di Arturo… Il romanzo trascina e si legge con la gola stretta, come un noir del quotidiano, senza sangue e perfino più spietato».
Paolo Di Paolo

Elena Varvello è nata a Torino nel 1971. Ha pubblicato le raccolte di poesie Perseveranza è salutare (Portofranco, 2002) e Atlanti (Canopo, 2004). Con i racconti L’economia delle cose (Fandango, 2007) ha vinto il Premio Settembrini, è stata selezionata dal Premio Strega e nel 2008 ha vinto il Premio Bagutta Opera prima. Nel 2011 ha pubblicato il suo primo romanzo, La luce perfetta del giorno (Fandango). È docente presso la Scuola Holden di Torino.
20 febbraio 2017
Inserisci qui il testo del help
Partners Ministero degli Affari Esteri Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo Centro per il libro e la lettura AIE - Associazione Italiana Editori Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori Fondazione Cariplo
In collaborazione con Comune di Milano Comune di Milano Comune di Milano IBF - International Book Forum Expo 2015
Utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza possibile sul nostro sito.
Se vuoi saperne di più, consulta la cookie policy.Proseguendo con la navigazione, acconsenti all’uso dei cookie